Tu…

Tu che mi guardi sempre, anche quando sembri dormire, tu che mi hai scelta e hai iniziato ad adorarmi dal primo nostro incontro, tu che mi aspetti e mi festeggi al mio rientro come se fosse un grande avvenimento, tu che sei pigra come me, tu che mi stai sempre vicina appena puoi, tu che hai fatto innamorare di te anche i nonni bipedi, tu che mi capisci in silenzio, sempre, tu che ami senza mai voler nulla in cambio. Tu  hai compiuto 6 anni.

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Lei nel dolore e nella malattia

Io e lei, amiche, ragazzine allegre. Con i nostri motorini, il mio bianco e il suo azzurro, andavamo da una parte all’altra della città, con l’acceleratore abbassato, a paletta dicevamo. Partivamo dalle feste all’ultimo e poi via veloci per non arrivare a casa oltre l’orario. Quando eravamo stanche di studiare ci chiamavamo al telefono e subito sotto casa in un attimo pronte per un giro e due chiacchiere. Lei era il sorriso, l’allegria, l’empatia, una forza della natura. Ci siamo un po’ perse negli anni, ma ritrovate in varie fasi della vita e sempre la complicità e il sentir comune ci rendeva più allegre. Lei che a due giorni dal parto ha scoperto che il bimbo che portava in grembo era morto, Lei che ha superato a fatica questo dolore, ma che alla fine ha avuto una splendida bimba che ora è una dolce ragazzina. Lei che ha curato entrambi i genitori con amore fino all’ultimo loro respiro.

Lei ora è malata. Ha combattuto con una forza e un coraggio e persino con allegria fino a qualche settimana fa. Ora però non è più lei. Lei che era una chiacchierona ha scritto “non è che non voglio parlare a te, io non riesco più a parlare e non ne ho più voglia”, lei che non guarda più fb e nemmeno Ig. Non può più mangiare da mesi, si nutre artificialmente, lei non ha più i reni, lei che non può più stare da sola, mai, sta male di giorno e notte. Le forze la stanno lasciando e il suo sguardo è sempre più perso, verso pensieri tetri che non può e non riesce più a condividere.

La penso ogni giorno e gli occhi mi diventano piccoli, le scrivo ma se che non risponderà. Ho realizzato che viva non la potrò più vedere e questo mi fa sentire impotente e arrabbiata verso la sofferenze e il male che la stanno portando via, lentamente, giorno dopo giorno. Non trovo più le parole, solo dolore. Me la vedo a casa, con la ragazzina vicina, con poche forze attaccata alla vita con il corpo e il dolore, lontana dalla vita con i pensieri e l’angoscia.

Lei ha 49 anni. Una persona generosa, precisa, onesta, perché deve soffrire così?!

 

 

 

 

Il mio viaggio con Fabio Genovesi

Fabio Genovesi è un mio mito, ho letto tutti i suoi libri e ne sono rimasta folgorata. L’ultimo “Il mare dove non si tocca”, l’ho letto con ancor più  attenzione dato che sapevo di aver la possibilità di intervistarlo. Un libro di formazione, di piccole cose. Tra l’altro un libro quasi totalmente autobiografico.

Sì ho fatto un viaggio in auto con Fabio, ero emozionata e pure preoccupata. Ma la sua umiltà e umanità mi hanno messa a mio agio e così abbiamo davvero chiacchierato molto e poi ci siamo bevuti un enorme caffè d’orzo, in totale relax.

Se volete potete leggere l’intervista su CriticaletterariaIMG_5627.

PS come mi piace fare queste cose!

I cambiamenti continuano

Eh sì i cambiamenti continuano.

Il mio pendolarismo dei 3 giorni continua e tutto sommato non è male perché spesso in pausa pranzo vedo il principe e così la giornata diventa più lieve.

Continuano anche i progetti di consulenza che diventano frenetici in alcune settimane tanto da non poter staccare nemmeno la domenica, ma talvolta si tranquillizzano e lasciano respirare.

Ma ho iniziato una nuova collaborazione e sono veramente felice. Scrivo per http://www.criticaletteraria.org, in particolare seguirò le interviste con gli autori: la mia vera passione. Il contatto umano, il conoscere meglio gli altri, il poter andare oltre il libro, quasi quasi non mi sembra vero. Per ora ho intervistato Chiara Francini, ma tra poco pubblicherò anche l’intervista con Fabio Genovesi.  E’ una esperienza che si sta rivelando davvero molto interessante, soprattutto dal punto di vista umano, un modo per andare oltre il quotidiano e il lavoro di tutti i giorni che, serve per vivere, ma talvolta diventa un po’ pesante.

Ah dimenticavo…mens sana in corpore sano…frequento una volta a settimana un corso di Pilates, me lo ha chiesto la mia schiena. Tutto sommato resisto anche se il giorno successivo porto a spasso gambe di gesso e braccia pesanti e doloranti come il piombo, segno di una pigrizia che mi caratterizza da anni, anzi da sempre.

Per ora sto incastrando il tutto e in questo una bipede ormai autonoma aiuta!

 

A volte tornano…e le cose cambiano

Ciao a tutti. Innanzitutto grazie a chi è andato a cercarmi per leggermi e non ha trovato nulla. Sono mesi che non scrivo sul blog, per pigrizia, perché la vita corre veloce, perché mi sono impegnata a vivere.

Però, se volete, potete leggermi e vedere le mie immagini  su Instagram (sì dopo le spiegazioni della bipede ho imparato ad usarlo) con il nome elenasassi1. Qui mi risulta più facile e immediato unire foto ed emozioni.

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Eh sì le cose cambiano….

C’erano anni nei quali avevo tutto sotto controllo, la casa, il lavoro, la bipede, i suoi compiti, le sue attività. Tutti (principe incluso) avevano più bisogno di me, un senso di onnipotenza misto a soffocamento. Ma poi….la bipede ha iniziato a volare sempre di più. Spesso è fuori casa, in totale autonomia guida, va in Università, esce e raggiunge posti sconosciuti. Quando è casa vive in una tana, la sua camera, dalla quale ogni tanto esce chiedendo qualche informazione su diritto, economia, marketing e poi sparisce così velocemente che quasi sembra un miraggio.

In casa c’è più silenzio, il gatto e la cana però con gli anni russano di più, la televisione è più libera (Netflix si vede comodamente da pc) e quando ci si ritrova a cena si respira un calore nuovo. Si parla di attualità, di film, di nonni che diventano sordi e perdono qualche colpo.

Io e il principe abbiamo ritrovato più tempo per noi, non è che facciamo grandi cose, ma gustiamo il silenzio, una colazione fuori, un pranzo veloce insieme.

Beh in tutto questo sono più leggera (tranne che nel peso), sto imparando a godere sempre più dell’attimo, leggo e dormo pure di più.

 

Tutto (sembra) sotto controllo

Rieccomi dopo tanto tempo. Più volte mi è venuta voglia di scrivere ma poi la pigrizia e la vita di ogni giorno hanno preso il sopravvento. Voi come state?

Io sto abbastanza bene. Ho cambiato lavoro e ora pendolo in auto 3 giorni su 5. Mi sto ambientando, ma per il momento sembra che tutto sia sotto controllo. E per me è già molto. Lavoro vicino ad un grande parco, così approfitto della pausa pranzo per camminare e starnutire, visto che l’allergia ha fatto capolino.

Oggi sono stata all’ospedale per fare le mie punturine trimestrali. Ogni volta che esco da lì mi sento fortunata e guardo il mondo con occhi più sereni. Guardo anche sempre molto bene il dottore che da anni mi segue e mi fa le punturine. Sempre molto silenzioso, discreto, preciso e sempre un gran figo di dottore.

La bipede sta studiando, per ora ha dato tutti gli esami previsti con una gran bella media. L’amore sembra aver bussato alla sua porta, ma per ora non si capisce bene se la porta resterà chiusa o aperta.

Il principe lavora sempre tanto,  ora chiacchieriamo molto la mattina presto  quando pendoliamo insieme.

E che vita sia!

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Una parte del parco che confina con il mio ufficio

La complicità nel dolore

Grande ospedale a Milano. Le luci sono sempre fioche, le porte un po’ vecchie, il pavimento in linoleum, i corridoi lunghi. I medici spesso sorridono. Ma quello che mi colpisce ogni volta è l’empatia che si crea con sconosciuti. Ognuno porta il suo dolore, la sua voglia di guarire, l’ansia del referto, l’ansia per un intervento, la gioia per un esito insperato. Si aspetta insieme, ci si sorride, si racconta la propria storia e ci si sente partecipe del dolore di ognuno. C’era una mamma che ha portato il figlio di circa 16 anni, un ragazzone che a fatica camminava, non aveva autonomia nell’uso delle mani. C’era una giovane famiglia con un neonato per un intervento neurochirurgico. C’era l’anziano ricoverato in un altro reparto, pallido e senza forze  che sulla carrozzina è stato portato  per un accertamento. C’era la signora molto giovane che alla fine ha detto “Importante è che si trovi una soluzione” con gli occhi velati dalle lacrime.

C’era tanto dolore, ma anche tanto amore e tanta speranza. Ho guardato l’ospedale quasi come un non luogo, dal quale sono uscita, con la gioia di vedere la pioggia sui vetri della mia auto.

Perché alla fine sempre dovremmo vivere le piccole gioie, ogni giorno, ogni momento.

I parziali

Questa settimana l’università della bipede ha sospeso le sezioni per gli esami parziali. Alcuni insegnanti hanno dato la possibilità di fare un parziale, un pezzo d’esame. Lunedì la bipede ne ha dato uno e oggi il secondo ed ultimo concesso al suo corso di studi. E’ stato bello averla a casa, nonostante il livello di post-it in giro e l’ansia visibile in ogni momento. La scrivania non si capisce se esiste,  è sommersa di fogli, libri, appunti, evidenziatori…, i vestiti riposano accumulati su una sedia, profumi e creme varie (alcune senza tappo) trovano sistemazioni random tra mensole e armadi, tazzine e bicchieri aspettano il mio giro per ritrovarsi serene nella lavastoviglie. Ogni tanto qualche messaggio vocale rompe il silenzio. Il panico comune alla bipede e alle sue nuove amiche, compagne di  università mi ricorda il mio terrore i giorni prima degli esami. Però il giorno dell’esame io diventavo di gesso, non sentivo nemmeno più l’ansia, ero come in una bolla di sapone sopra i libri. Come vorrei rivivere quegli anni, con l’esperienza e la testa di adesso!

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Quanto alla cucina i miei esperimenti continuano.

Quanto al corso di scrittura, dopo una pausa di 3 settimane lunedì sera ricomincia.

Quanto al fuoco da reflusso…lo combatto (oltre alle medicine) mangiando spesso e vedendo gli effetti sulla bilancia. Pazienza…qualche grammo in più spiana le rughe!

Sarà…

….che nel ponte eravamo tutti insieme, sarà che abbiamo trascorso giornate di relax mangiando e gustando cibo ad ogni ora, sarà che abbiamo dato una pausa ai mezzi pubblici e lunedì abbiamo portato la bipede all’università con i nonni al seguito (che si son emozionati, sciolti davanti a tanti edifici immensi che sovrastavano la nipotina), sarà che questa mattina c’era il sole che ha lasciato poi subito posto ad una nebbia bagnata, sarà che ieri sera ho schiacciato qualche malefico tasto e ho fatto sparire buona parte delle mail in arrivo degli ultimi anni (dopo una notte insonne questa mattina però tramite un help desk di google, stanno ritornando in vita quasi tutte), sarà che il bel progetto sta ormai per finire, sarà che sono sempre in ballo con visite ed esami e che il fuoco dell’amico Grisù mi risucchia la gola senza sosta, sarà che arriva l’inverno, ma oggi mi è presa una bella malinconia.

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foto dal web

Sarà per questo che ho deciso di mettermi in cucina e provare una torta o un clumble , almeno da rendere dolce la fine della giornata.

Dalla lettura alla scrittura

Lo so che sapete che adoro leggere. L’ho raccontato tantissime volte!

La scrittura invece mi è sempre sembrata un’arte troppo lontana dalla mia velocità, dai miei tempi, dalle mie corse, dal mio modo di limare sempre per fare in tempo a fare tutto. Però mi ha sempre affascinato. Da piccola, come tutti, ho scritto qualche pagina di diario, da grande ho scritto temi e spesso mi piaceva pure. Però non ho mai pensato di scrivere un racconto o una storia. La curiosità di scrivere però c’è e non so dove mi porterà.

E siccome le cose non succedono a caso, ecco che nella mia città è stato organizzato un corso di scrittura creativa per principianti. Un luogo magico, sembra una terrazza verso la fantasia, l’atmosfera è raccolta, il the di metà mattina mi ricorda le coccole della mamma quando ero bimba, non ci sono obblighi ma solo tanta energia. L’insegnante è dolce, coinvolgente, paziente, colta, i compagni stimolanti e simpatici. E poi ho iniziato con due amiche del cuore. E così per ora di sabato, ma poi di lunedì sera ho dato il via ad un  percorso di sperimentazione. Come mi piace!!!

Anna, l’insegnante ci guida nelle nostre prove e ci corregge i nostri errori. Ci orienta verso tecniche di scrittura che, peraltro, a me risuonano come luci quando leggo più che quando scrivo.

In compenso la ginnastica danzata ho dovuto abbandonarla, perchè la mia schiena non riusciva a reggere i movimenti.

Alcuni progetti si sono arenati, altri sono partiti.

Qualche ansia per la salute dei miei accompagna le giornate e spesso le notti. I

l reflusso e i noduli alle corde vocali stanno impegnandosi molto a farmi stare senza voce….che sia un segno anche questo del destino?  Vorrà forse dire che dovrò parlare di meno e scrivere di più?!

Buon we!

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Noi alle prese con spunti per la creatività

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Appunti al pc perché a mano non so più scrivere