La complicità nel dolore

Grande ospedale a Milano. Le luci sono sempre fioche, le porte un po’ vecchie, il pavimento in linoleum, i corridoi lunghi. I medici spesso sorridono. Ma quello che mi colpisce ogni volta è l’empatia che si crea con sconosciuti. Ognuno porta il suo dolore, la sua voglia di guarire, l’ansia del referto, l’ansia per un intervento, la gioia per un esito insperato. Si aspetta insieme, ci si sorride, si racconta la propria storia e ci si sente partecipe del dolore di ognuno. C’era una mamma che ha portato il figlio di circa 16 anni, un ragazzone che a fatica camminava, non aveva autonomia nell’uso delle mani. C’era una giovane famiglia con un neonato per un intervento neurochirurgico. C’era l’anziano ricoverato in un altro reparto, pallido e senza forze  che sulla carrozzina è stato portato  per un accertamento. C’era la signora molto giovane che alla fine ha detto “Importante è che si trovi una soluzione” con gli occhi velati dalle lacrime.

C’era tanto dolore, ma anche tanto amore e tanta speranza. Ho guardato l’ospedale quasi come un non luogo, dal quale sono uscita, con la gioia di vedere la pioggia sui vetri della mia auto.

Perché alla fine sempre dovremmo vivere le piccole gioie, ogni giorno, ogni momento.

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58 risposte a "La complicità nel dolore"

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  1. “La gioia delle piccole cose” è bellissima, ma talvolta così difficile da afferrare. Da ragazza non ci riuscivo. Sono contenta che, crescendo, ho imparato a coglierla tirandomi fuori dal mio guscio, perché mi ha aiutato tanto. Spero di riuscire a insegnarlo ai miei figli.
    Ti abbraccio
    Francesca

  2. Il dolore è un filo misterioso che lega le persone come se dividerlo con gli altri lo rendesse meno duro e la speranza potesse crescere sommandola a quella degli altri e diventare dono per chi l’ha persa….
    Bel post questo tuo…

  3. Anche a me ultimamente capita di andare spesso in ospedale per mio marito…. a volte è proprio difficile sorridere ma anche solamente tenere stretta una mano può far bene….
    Ti abbraccio

  4. L’empatia è un dono da coltivare, sempre. Certo i momenti di dolore e di incertezza creano legami anche tra perfetti sconosciuti, in fondo gli uomini sono esseri fragili che hanno bisogno gli uni degli altri e sarebbe bello ricordarsene più spesso.

  5. Il dolore unisce i simili e allontana chi non lo sa gestire. Ho vissuto quasi un anno in ospedale accanto a mio padre e ciò che ho visto e sentito non si può dimenticare, ma quando i pazienti mi sorridevano ero felice di condividere la mia vita con loro. Tutto era diventato una scusa per portare un giornale, dei biscotti, un file musicale. E quando papà è morto, ho continuato ad andare finché di quel reparto non è rimasto più nessuno.
    Sono tutti dentro di me.

  6. il dolore rende partecipe ognuno di noi di quali piccole gioie rischiamo di non vedere. E l’ospedale è un luogo dove il dolore è di casa come la speranza negli occhi di chi lo frequenta.
    Hai detto giustamente che vedere la pioggia sul cristallo della propria auto all’uscita dà una gioia piccola ma intensa.
    Baci

  7. durante un workshop aziendale ..anni fà..mi venne chiesto ricorda un posto dove sei stata bene ..ecco dissi ricordo i bei momenti passati in ospedale …e lì pensarono e mi guardarono come ‘na matta …ma oltre le iniezioni ..le cure ..alcuni aspetti/atteggiamenti di persone non proprio entusiasmanti ..ecco a parte quello ..ricordo l’empatia con gli altri ragazzini ..il voler giocare e star bene a dispetto di tutti e tutto..eravamo un gruppo di borderline ..oggi si direbbe così .. insomma con malattie dure ..toste ..e spesso inguaribili ..si parla di 40 anni fà…ecco da questo gruppo di 15 ragazzine e ragazzini …penso saremo rimasti in 5 o 6 ..ma il mio ricordo è un buon ricordo …se hai visto braccialetti rossi +/- eravamo così ..ecco lì è fiction tutto esasperato ..noi eravamo reali ..ogni tanto chiusi in bagno a piangere ..ma poi si giocava spensierati come è giusto a quella età..poi ricordo anche gli ultimi “passaggi “in ospedale anche lì ,mentre stai distesa a letto ..magari scambi impressioni con la vicina di letto ..e intanto pensi che andrà bene ..ti aiuta ad andar avanti ..lo scorso anno vissuto dentro fuori l’ospedale con amica è stato diverso ..lei faceva di tutto per star da sola in stanza ..penso non sia il meglio ..anche perchè il tempo passa LENTAMENTE ..dunque è meglio la compagnia ..lei invece voleva star sola, ha affrontato la malattia in un brutto modo ..sempre arrabbiata ..sempre incazzata ..e sempre sola ..le faceva fastidio quando l’accompagnavo o stavo in ospedale con lei se parlavo con altre persone …secondo me è un modo anche di dar conforto agli altri ..ti ascolto ..son quà con te ..parlami ..questo a lei dava fastidio e molto..io invece son dell’idea che parlar con altri ,magari una battuta stupida sdrammatizza il momento ..fai un break..e poi riprendi il percorso ..un pò più sereno ..basta anche un pelettino più sereno ..e si và avanti …
    son stata lunga ;( ..
    come và ? come stai ?
    qua ben..in 😉
    abbraccione ❤

    1. Tissi mi hai emozionata tanto . Hai colto nel segno . Il dolore condivido sembra quasi meno intenso, anche se ognuno lo vive a suo modo . E la tua amica , chissà con che dolore viveva il suo silenzio . Non guardo braccialetti rossi , non riesco emotivamente a farlo 😰. Un grande abbraccio

  8. Qualche anno fa sono stata in ospedale circa un mese. In questo periodo ho toccato con mano il dolore, ho sentito storie, ho visto persone morire, ho sentito nella notte le urla strazianti di quelle mamme che avevano perso il figlio nel classico incidente del sabato sera … Da allora riesco a sopportare meglio i miei acciacchi. Un abbraccio, Elena!

  9. Proprio così.
    Si entra facilmente in comunicazione con gli altri, si condivide ogni momento, la partecipazione è sincera e totale, ma altrettanta è la voglia di uscire e di tornare al tuo tran tran quotidiano. Anche se piove.
    Ti abbraccio, sereno weekend
    Marirò

  10. hai perfettamente Ragione Elena, dovremmo approfittare di attimi di gioia. quando c’è il dolore fai fatica a da amare, ma se ti confronti con altri dolori, anche più grandi o addirittura enormi, l’amore esce da sé, perché la sofferenza unisce le persone.

  11. infatti quello che non capisco è il perché dobbiamo sperimentare l’empatia con gli altri solo nel dolore. Dovremmo sentire questa empatia anche nella quotidianità… invece ci arrabbiamo, diventiamo nemici, siamo l’uno contro l’altro… se solo pensassimo a quanto in realtà ognuno di noi è fragile e momentaneo….
    Buon fine settimana.

  12. Salve Elena. Innanzitutto buona Immacolata, pur se siamo alle ultime ore. Ma dobbiamo vedere un giorno di festa come l’inizio di questa festa, non come la fine… 🙂
    Va bene, a parte questa mia considerazione, e’ vero che si deve esser complici nel dolore, ed anche complici nella gioia. Il secondo caso e’ più’ facile, a meno di non essere invidiosi della gioia altrui. Comunque, complici nel dolore perché’ questo sia meglio sopportato; e complici nella gioia affinché’ questa gioia sia ancora più’ grande. Perché’ questa e’ la libertà. La libertà’ e’ stare insieme, “la libertà’ e’ partecipazione”, cantava Gaber. Ciao 🙂
    Sei invitata al mio post sull’Immacolata, per sentire la nostra “ave maria”. Ciao 🙂

    Marghian

  13. Da volontaria ospedaliera posso dire che l’ospedale ti cambia, c’è un misto di dolore e di solidarietà dentro.
    Sono storie profonde, vissute, crude.. serve anche questo credo, per apprezzare di più ciò che si ha.

  14. Nel mio girovagare capito qui da te ed il primo post in cui mi imbatto mi fa molto riflettere. Io credo che certi “luoghi di sofferenza” sono vere e proprie palestre di vita. Certo in un ospedale non ci vai se proprio non ci sei costretto, la stessa cosa vale per i tribunali, in cui ho passato molti anni della mia vita (non da imputato, eh? eheheheh). Però lì apprendi certe cose e sensazioni che ti arrivano dentro, inizi a comprendere la solidarietà nel dolore, a sentirti fortunato per essere lì come visitatore e spesso ne esci addolorato e segnato ma umanamente arricchito e più compassionevole. bella anche l’immagine di provare gioia nel vedere la pioggia sui vetri dell’auto all’uscita…lì è racchiuso tutto il senso del post 🙂 Un saluto a te!

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