C’è di tutto e di più.

C’è il professionista che si impegna, quello che ha trovato l’eldorado, c’è il bello, il giovane che si crede bello, il meno giovane che si crede molto bello e prova a fare il piacione per la gioia di alcune donzelle, il meno giovane competente e il meno giovane molto poco competente,il giovane che sa farsi i fatti suoi, il meno giovane che è simpatico, il giovane che non ha voglia (e non fa nulla o quasi da settimane, anzi mesi, anzi anni), la ragazza cresciuta che  vive come un koala sulla pianta dei genitori, la ragazza cresciuta che legge , la ragazza simpatica, preparata, volonterosa (una unicità piuttosto che una rarità) che lavora per due ma che guadagna meno di chi è molto meno preparato (non è detto che cultura e preparazione paghino, anzi forse sono uno scoglio che offusca), c’è chi lavora per due e chi batte sulla tastiera, c’è chi lavora con entusiasmo e ci crede (mosche bianche che sono soffocate da quelle nere), ma soprattutto c’è uno sport che viene praticato come se non ci fosse un domani: il pettegolezzo, quello continuo, quello sussurrato alle orecchie (anche in presenza di altre persone), quello che viaggia via etere, via mail, via strumenti informatici, negli angoli dei corridoi, che occupa molto tempo durante la giornata “lavorativa” e che, talvolta, si connota per un battito continuo sulla tastiera del computer.

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E per fortuna “c’è tutto un mondo intorno “che vivo ogni giorno, evviva il mondo, evviva la vita.

Nella prima bacheca c’è una pietra. Nella seconda bacheca un pezzo di osso frontale. Siamo venuti meno agli animali, Chi verrà meno di noi, Attraverso quale somiglianza: Il paragone di che con che cosa” . Wislawa Szymbosrska

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