Mi ricordo una gran confusione che accompagna i miei gesti nel vestirmi, come la polvere quando si rotola sul pavimento aggrovigliandosi. Provo i due vestiti che avevo pensato di indossare, poi opto per quello più sobrio, colorato ma su fondo bianco, con uno scollo sul seno, ma solo per far intravvedere… Mi trucco con cura, faccio attenzione ai minimi particolari: occhi, ombretto, sopracciglia, mi metto il profumo. Indosso un paio di scarpe eleganti, con il tacco e guardandomi allo specchio sono piuttosto soddisfatta del mio aspetto.

Salgo in macchina con calma, una tranquillità solo apparente, guardo lo scorrere dei minuti nell’orologio sul cruscotto, non voglio essere in anticipo, ad un tratto  comincio a sentire il cuore battere forte, guardo fuori dal finestrino e vedo  nuvole grigie e nere che mi accompagnano. Vedo la tua macchina all’incrocio. Sei lì fermo ad aspettarmi

Ti seguo, piano, fino ad arrivare, poche centinaia di metri dopo, al tuo cancello. In silenzio entriamo, osservo i pavimenti, le pareti, i quadri, il tavolo e la precisione con la quale, sul tavolo della cucina, trovano posto alcuni piccoli oggetti.

Il divano bianco e la luce al lead nell’angolo rendono morbidi i contorni dei pochi mobili chiari che arredano il salone e portano alla scala con i gradini in legno scuro rotondi e morbidi.

Mi accompagni su quel letto che mi sembra grandissimo, le pareti arancioni e il camino rendono tutto come se stessi guardando con occhiali che deformano la realtà.  La musica di sottofondo mi fa compagnia.

Ho la gola secca, bevo l’acqua che mi hai lasciato prima di rispondere, ma non riesco a deglutire, mi sembra di avere un pezzo di pane in gola che blocca il passaggio. Guardo il vetro del camino, perfettamente pulito, e non mi sembra possibile di essere lì seduta.  Accavallo le gambe e resto ferma, immobile come se mi stessi guardando dall’esterno. I minuti al telefono sembrano ore e ad un tratto mi chiedo “cosa sto facendo qui”.

Ed ecco che, dopo aver salutato il collega al telefono, arrivi con un vassoio, lindo, trasparente, senza nemmeno una ditata e con ciotole e bicchieri posti in una simmetria perfetta.

La cioccolata fatta con le tue mani  è guarnita con mandorle poste al centro della ciotola fredda, al punto giusto. Il cucchiaino è infilato con precisione sotto la mandorla, un vero invito ad assaggiare. Con piccoli gesti decisi, versi il vino e brindiamo senza sapere bene a cosa. Io osservo le tue mani, forti, corte , curate e poco dopo le sento vicino alle mie. Percepisco il calore, il desiderio e il piacere.  Parole e domande escono continuamente dalla tua bocca, parole, domande, domande, parole e io non capisco nemmeno cosa stai veramente dicendo e se credi a quello che dici.

A quel punto tutti i colori e i sapori si mescolano, guardo le pareti e poi la tazza con la cioccolata, il vino, sento la musica come se fosse lontana, il lead sembra ora avere i bordi non più definiti. Non so se è l’effetto del vino o della situazione , ma sento le gambe molli, un po’ tremanti, la mia voce è diventata flebile, le mani che tengono la tazza con la cioccolata tremano e infatti tu ne accorgi e mi chiedi se va tutto bene. In effetti non so se va tutto bene, mi sento la persona giusta al posto giusto ma in un periodo sbagliato per entrambi! Cominciamo a parlare……

Gustiamo la cioccolata a piccoli dosi e anche il vino, o meglio io sorseggio e tu bevi in modo più deciso. Rimango di stucco quando lecchi tutta la ciotola della cioccolata per non lasciare nemmeno una traccia e mi dici “guarda sembra già passata nelle lavastoviglie”. La tua semplicità nei piccoli gesti, la tua sicurezza nel maneggiare gli oggetti con gesti calmi, il tuo accendere il video con gli Eagles mi fanno sentire a casa. Mi sento rilassata, a mio agio, mi accomodo su quel letto morbido e vedo la luce che entra dalle tende non perfettamente unite, mi sento  come in una cuccia calda, mentre le tue braccia mi tengono strette e tu mi dici un ciao così accogliente che a me sembra un lungo discorso.

Sono rilassata, non sento il peso del lavoro e la stanchezza della giornata, mi sento nel corpo e nella testa una energia che fatico a trattenere, infatti racconto e parlo e, contemporaneamente, sono esterrefatta dalle tue domande che si accavallano “ stai bene, sei a tuo agio, ti piace la cioccolata, bevi ancora un po’, io sto troppo bene…”. Le tue parole o meglio le tue domande diventano come una ninna nanna e io sprofondo tra le tue braccia e mi sento protetta, difesa, accudita.

Vivo questi attimi con la consapevolezza di essermi presa del tempo per me, per il mio palato, per il mio corpo e per la mia mente.

Sicura e tranquilla riprendo la mia auto, ripercorro la strada, guardo il cruscotto e i minuti passano veloci, guardo il cellulare e leggo il tuo sms “I miss you”, non mi sembra vero!

Dopo 10 minuti eccomi nel mio garage, ritorno nella mia precisione e perfezione pensando che quella stanza arancione non avrebbe potuto mai più ospitarmi. E invece ogni volta ritorno, con allegria ed entusiasmo per vivere un pezzo di vita tra musica, gioco, chiacchiere, vino e cibo. La cioccolata l’ho rimangiata un’altra volta, ma il cioccolato fondente che si scioglie in bocca lo porto ogni volta per il piacere di gustarlo insieme, mentre ci diciamo “presto inizieremo la dieta”!

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